SANTUARIO DELLA MADONNA DI POLSI: L’ESALTAZIONE DELLA CROCE NELLA DEVOZIONE POPOLARE

«Trovano conforto nella sofferenza», così don Tonino Saraco, rettore del Santuario della Madonna di Polsi. Riusciamo a raggiungerlo a stento in un giorno speciale per la comunità: nella valle dell’Aspromonte si festeggia l’Esaltazione della croce. Cinquanta gruppi sono arrivati al luogo sacro per pregare, ringraziare ed elevare inni. È una folla immensa. 

Ogni comitiva, formata dai pellegrini di un solo comune, si reca in chiesa per salutare la Vergine: alcuni percorrono la navata in ginocchio intonando appassionati canti devozionali ai quali si unisce in coro la folla che gremisce la chiesa. Molti pellegrini invocano la Madonna ad alta voce, per sé stessi e per i parenti. Le mamme invece stringono a sé i loro figli, vestiti a festa. Giunti ai piedi della statua, i fedeli accendono un cero e restano in silenzio per qualche minuto, in stretta intimità con la Vergine. 

Intanto, nell’area contigua al complesso monastico, c’è chi fa festa suonando con l’organetto o la fisarmonica, mentre i più giovani preferiscono la chitarra.

«È gente semplice, umile» afferma il rettore, don Saraco, mentre li osserva. E aggiunge: «Sono persone devote. In questo giorno chiedono grazie per se stessi e per i familiari. Altri invece vengono a disobbligarsi per l’attenzione ricevuta».

Alle dieci e trenta, puntuale, ha inizio la messa. Cala nel luogo sacro un copioso silenzio che si protrae fino alla fine della celebrazione. Dall’altare il vescovo di Locri-Gerace, monsignor Francesco Oliva, guarda la folla: «La croce di Polsi attira molti – afferma durante l’omelia –. Qui viene il devoto umile, il povero e il sofferente, il giovane e l’anziano. Viene il debole, l’uomo di fede, come anche chi ha consumato delitti e ha nel cuore il male. Polsi è una rete gettata nel mare, che raccoglie pesci buoni e pesci cattivi. Polsi è un campo dove germoglia il buon seme, ma anche l’erbaccia. Polsi è tutto questo. Qui si viene perché è possibile incontrare la salvezza: se si viene con la fede, con la fede di chi crede che l’amore è più forte del peccato», conclude il presule. 

A fine celebrazione, la folla accorre verso l’esterno e si prepara a vivere il momento della processione, che percorre le poche centinaia di metri che si snodano nelle vie che attraversano gli edifici di Polsi raccolti intorno al santuario. Riusciamo a strappare un’altra domanda al rettore: 

Sul tema della legalità vi battete tanto, da tempo. Don Tonino Saraco, qualcosa è cambiato? Lo stacco fede/vita si sta colmando? 

«Penso che qualcosa stia cambiando soprattutto nel modo di pensare. Chi viene a Polsi sa che viene solo per pregare e non per altro. Onestamente non saprei rispondere se il vuoto tra fede e vita si stia colmando. È gente che vedo solo a Polsi, non ho un riscontro quotidiano. L’augurio è che la Madonna aiuti tutti a cambiare perché di questo ne abbiamo tutti bisogno», conclude, mentre la gente fuori è pronta a partecipare alla processione e, perché no, a rievocare il desiderio di affrancarsi dal male. 

LA STORIA

La Vergine di Polsi è nota come Madonna della Montagna. La leggenda narra tre episodi fondanti che sembrano voler dar conto delle identità territoriali – reggina e messinese – tradizionalmente legate a questa festa; esse hanno come base comune il rinvenimento, storicamente datato nel 1544, di una croce latina di ferro che è ancora oggi custodita presso il Santuario di Polsi. 

Il primo episodio vede attore un pastore di S. Cristina d’Aspromonte di nome Italiano: questi aveva smarrito un torello al pascolo e lo avrebbe ritrovato davanti a una croce. La Madonna sarebbe poi apparsa al pastore chiedendogli di far sapere a tutti che desiderava che venisse costruita una chiesa in quel luogo. 

Il secondo episodio ha per protagonista Ruggero il Normanno, re di Sicilia, il quale, durante una battuta di caccia, sentendo latrare insistentemente i suoi cani, si accorse che puntavano un torello che, scavando, dissotterrava una croce latina di ferro. 

La terza variante coinvolge nel racconto i pescatori di Bagnara che avrebbero trovato in mare la statua della Madonna della Montagna che, sparita misteriosamente durante il trasporto, sarebbe stata ritrovata sepolta nel luogo stesso di rinvenimento della croce di ferro. 

La statua che si venera troneggia nella grande nicchia dell’altare maggiore del Santuario, è in tufo scolpito e dipinto – si dice – da artisti siciliani del sedicesimo secolo; sostituisce l’immagine lignea precedentemente esistente, scomparsa per trafugamento o forse per cause naturali come incendio o terremoto. 

La statua pesa circa otto quintali e viene rimossa dalla nicchia per l’incoronazione e la processione soltanto ogni cinquanta anni. Si tratta di una Madonna con Bambino, seduta e raffigurata nell’atto di sorreggere con le mani il Bambino che, in piedi sulle sue ginocchia, è leggermente sbilanciato all’indietro.

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